Pro e contro dello smart working

La pandemia di Covid-19 che ha travolto il mondo nel 2020 ha fatto schizzare alle stelle un fenomeno che prima era ancora di nicchia: lo smart working, o lavoro agile. In Italia ad aprile 2020 due milioni di persone lavorava da casa, il 90% dei quali per la prima volta. Negli stabilimenti Eni, per esempio, il 99% del personale degli uffici e il 70% dei giornalieri dei siti operativi lavorava da casa nel picco emergenziale. Il dato più interessante, però, riguarda la fase due dell’emergenza, in cui la stragrande maggioranza di questi dipendenti (90% degli uffici e 50% dei siti operativi nel caso di Eni) hanno continuato a lavorare in modalità agile. Una quota che, senza la pandemia, avrebbe richiesto tra gli 8 e i 10 anni per essere raggiunta, stando al centro studi di TIM.

Lo smart working è una modalità di lavoro subordinato priva di vincoli orari e spaziali, stabilita di comune accordo fra dipendente e datore di lavoro. Per legge, i lavoratori agili devono ricevere lo stesso trattamento dei colleghi che lavorano in maniera tradizionale, inclusa la copertura per infortuni e malattie professionali. Questa pratica presenta diversi pro e contro, vediamo precisamente quali.

Il vantaggio più evidente riguarda il fatto che il lavoratore non debba sostenere il costo, lo stress e la perdita di tempo del tragitto casa-lavoro; un fattore che incide positivamente anche sull’inquinamento. Si ha poi una maggiore flessibilità nel bilanciare vita professionale e privata. Questa autonomia, unitamente alla possibilità di lavorare da un luogo familiare, incrementa la serenità del lavoratore, con un conseguente aumento della produttività. Tutti elementi che contribuiscono a rendere più appagante il lavoro e a responsabilizzare il dipendente.

Tra gli svantaggi troviamo la distanza che si viene a creare fra i colleghi, che rischia di complicare l’organizzazione del lavoro. Si è poi più esposti alle distrazioni – derivanti, per esempio, dalla condivisione degli spazi con persone e animali della casa – e si rischia di rimanere sempre reperibili, cosa che può ripercuotersi negativamente sulla salute psichica e sulla vita privata. Inoltre, lavorare da postazioni non consone aumenta il rischio di assumere posture e comportamenti nocivi per la salute.

In definitiva, comunque, tutti i sondaggi evidenziano un netto gradimento da parte degli italiani per lo smart working, tanto che, stando alle indagini del Sole24Ore, la maggior parte delle aziende ha già deciso, o sta meditando, di mantenere – o addirittura incrementare – la modalità di lavoro agile dopo la fine della pandemia.

17-08-2021 Autore dell’ articolo: Debora Vitulano
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